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Ca' Martì: il Museo e la Valle dei Muratori

Ca' Martì, in attesa di disporre di spazi, personale dedicato e programmazione specifica, ha al suo attivo buone esperienze di rapporto con il pubblico e con il mondo della scuola, curate dai Volontari. E' possibile rivolgersi all'Associazione Gruppo Muratori e Amici di Ca' Martì (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., 338.8083180) per concordare e programmare.

Scuole e gruppi
· visite al Museo, con la presenza di testimoni ed esperti artigiani
· percorsi guidati attraverso la Valle dei muratori nel periodo estivo
· semplici laboratori per piccoli con attività ludico-pratiche
· partecipazione a progetti didattici di scuole primaria e secondaria su argomenti inerenti le tematiche museali (la casa, le materie prime del territorio, l'esperienza dell'emigrazione, l'incontro con i testimoni della tradizione).

Scuole edili e corsi di studio del settore
Unicum come Museo dei Muratori, Ca' Martì. Già sede di cantiere-scuola e partner di Espe Lecco, si propone all'attenzione delle Scuole professionali edili e quale occasione di scambio formativo per i corsi di studio, a diversi livelli, legati ai temi della progettazione edilizia, del territorio, dell'ambiente (esperienze 2011: "La calce", "Muratori ieri,oggi,domani", "Costruire memoria").

Biblioteche, associazioni, enti
· mostra itinerante pannelli "La Valle dei Muratori"
· presentazione volume "Muratori della Valle San Martino"
· dimostrazioni di tecniche tradizionali a cura di artigiani esperti (posa acciottolato, spegnimento calce,muro a secco)

Ca' Martì è inserito nei progetti di didattica integrata del Sistema Museale Provincia di Lecco "I Musei raccontano il territorio" (Materiaviva: 0341.6730895) e dell'Ecomuseo Val San Martino "Educazione eco museale" (Aster:02.20404175).


Museo del Latte e della Storia della Muggiasca MUU

Il Muu ha strutturato la sua offerta didattica facendo delle attività e degli oggetti della latteria l'elemento centrale dell'esperienza e del passaggio della conoscenza come contatto diretto.
Un apprendimento fatta di emozioni, stupore ed empatia attraverso la sperimentazione ed il fare.

Le attività sono rivolte non solo agli studenti ma a tutti i turisti e residenti che vogliono approfondire le loro conoscenze sul lavoro, gli usi, i costumi e la storia locali.

Nella fase didattica della visita al Muu vengono proposti video che mostrano l'uso nella vita quotidiana degli attrezzi esposti in latteria, da questa visione scaturisce una valutazione – riflessione sul modo di vivere attuale e sulle abitudini del visitatore che valutando il passato scopre la base su cui si è costruito il presente con uno sguardo di propensione al futuro.

Il Muu ha stipulato convenzioni con le fattorie presenti sul territorio presso le quali vengono proposti laboratori legati alle attività presenti sul territorio e si può vedere il ciclo di lavorazione del latte.

Per le scolaresche vi è la possibilità di personalizzare le proposte secondo le richieste dei docenti e dei programmi scolastici con attività in classe antecedenti mo seguenti la visita al Muu.


Museo della Cultura Contadina -Colico

Iniziative dei servizi educativi e collaborazione con le scuole
Affiancata alla cucina, divisa solo da un tavolato c'è l'aula didattica con computer, tavolo e sedie per i ragazzi. Quest'aula dovrà essere a breve spostata sotto il porticato d'entrata, trasformato in una luminosa veranda vetrata, comunicante con il giardino, lasciando così lo spazio per arredare in forma più completa l'ambiente giorno della casa contadina.
L'edificio che occupa il Museo è circondato da un ampio spazio erboso, con un angolo adibito ad orto per la coltivazione erbe officinali e, in prospettiva, sarà completato con un pergolato, una tettoia per ricovero di attrezzi agricoli; il prato sarà attrezzato per attività ludiche e didattiche all'aperto.
Il museo ha proposto e realizzato in questi anni diverse attività didattiche nella scuola primaria e secondaria (Istituto comprensivo G. Galilei ) e in quella di secondo grado (Istituto Marco Polo di Colico). In particolare ha svolto un progetto con le tre classi quinte per avvicinare gli allievi agli stili di vita e ai valori della civiltà contadina attraverso diverse attività (visita guidata al museo, raccolta di testimonianze privilegiate degli anziani con interviste guidate, lezioni in aula, visita guidata al mulino e alla cantina con attrezzi per la vinificazione, lavoro di sintesi e di rielaborazione delle informazioni acquisite e pubblicizzazione dell'esperienza e dei dati raccolti). In questo lavoro è stato significativo il coinvolgimento delle famiglie e della comunità.
Con gli studenti di una classe del corso per perito turistici si sta realizzando un progetto finalizzato alla valorizzazione delle "Santelle" presenti sul territorio colichese che si concluderà con un prodotto di informazione e promozione turistica. Anche questo progetto comprende attività in classe, visita, catalogazione e analisi delle santelle, ricerca sulla religiosità popolare tra i contadini della prima metà del secolo XX. Accanto a questa ricerca sulla religiosità si sta programmando, sempre con il medesimo istituto un lavoro linguistico sul dialetto locale. In questa direzione il museo si propone di privilegiare la ricerca sul territorio e quindi l'arricchimento del patrimonio non materiale da presentare ai propri visitatori.


Museo della Vita Contadina S.Tomaso

VISITE PER GRUPPI E SCUOLE
La gestione del Museo della Vita Contadina è affidata ai Volontari del Centro di Promozione Sociale di Valmadrera che con dedizione e passione accompagnano i visitatori (gruppi e scolaresche) illustrando, in modo semplice e diretto, la vita degli agricoltori e delle loro famiglie nel susseguirsi della stagioni. Approfittando dell'eccezionalità di un museo "vivente", la comunità montana si prefigge per il futuro di poter offrire non solo una visita all'interno dei locali adibiti a sede mussale, ma veri e propri laboratori all'aperto in cui i ragazzi delle scuole possano vivere, e perché no, recuperare le attività contadine con esperienze di lavoro concrete. La presenza di animali domestici e di allevamento può risultare infatti un'occasione nel contempo divertente ed educativa. Nei mesi primaverili ed estivi in cui l'affluenza dei visitatori nei giorni festivi è maggiore, è intenzione dell'ente animare il museo con esposizioni temporanee ad hoc ed altre attività culturali.


Museo Etnografico dell'Alta Brianza MEAB 

IL MUSEO PER LA SCUOLA
L'offerta formativa rivolta ai bambini e ai ragazzi delle scuole – da quella per l'infanzia alla superiore di secondo grado - comprende numerosi percorsi didattici, finalizzati a far conoscere e comprendere alcuni aspetti della vita quotidiana della 'gente comune' della Brianza collinare in un passato, che, seppure non ancora remoto, appare sempre più distante dalle esperienze delle nuove generazioni. Per questo essi si configurano come una visita di 'scoperta' del museo integrata con attività di laboratorio. Situazioni in cui si apprende attraverso la partecipazione attiva fatta di dialogo e confronto con la guida, di materiali e oggetti da toccare e manipolare, di operazioni da sperimentare concretamente, di occasioni di riflessione attraverso esperienze dirette.
Nel sito del museo http://meab.parcobarro.it/ è possibile trovare i dettagli delle proposte che seguono, attivate nell'a.s. 2011/12 con i tempi necessari al loro svolgimento e i possibili destinatari per livelli scolastici.

AL MUSEO CON UN NONNO
Visita e dialogo con una persona che ha utilizzato gli oggetti esposti e ha vissuto nel contesto sociale che il museo presenta.

AL MUSEO DELLE VOCI
Visita interattiva e laboratorio su uno o più documenti sonori del museo (es. racconti, fiabe, filastrocche, proverbi, canti).

CHE COSA NE VUOI FARE ?
Visita guidata ed esperienza di laboratorio per osservare, manipolare, conoscere alcuni "pezzi da museo".

IL GRANOTURCO: DALLA TERRA ALLA TAVOLA
Visita a tema e laboratorio per conoscere la produzione e la trasformazione del granoturco dal campo alla cucina.

AL MUSEO CON PAGLIO'
Un personaggio un po' reale e un po' fantastico, come uno spaventapasseri, guida i bambini in una visita a cinque sensi tra gli oggetti esposti e nella raccolta di materiali da utilizzare nell'attività pratica di laboratorio.

TUTTA UN'ALTRA VITA
Visita guidata e laboratorio, in cui - per conoscere la vita delle classi popolari del Novecento – si incontrano testimoni che raccontano le loro storie attraverso diari, audio-videoregistrazioni, fotografie e dipinti.

MANGIA 'STA MINESTRA
Visita a tema con attività di laboratorio sull'alimentazione contadina, tra gli utensili della cucina di una volta.

SUL FILO DI LANA
Visita a tema con visione di un documentario sull'allevamento della pecora in Brianza e laboratorio di filatura della lana.

GIOCARE CON POCO
Attraverso l'osservazione di giochi e giocattoli delle collezioni del museo e l'ascolto di testimonianze, si conoscono alcune forme di divertimento dei bambini di un tempo. In laboratorio si prova a realizzare giocattoli della tradizione con materiali di recupero

CON MANI SAPIENTI: IL FLAUTO DI PAN
Oltre alla visita alla sala dedicata al flauto di Pan con ascolto di brani musicali, si assiste alla costruzione dello strumento fatto di canne palustri, che poi resterà alla classe, a ricordo della visita al museo

CANTA CHE TI PASSA
Oltre alla visita degli ambienti del museo in cui è possibile ascoltare brani musicali cantati (bachicoltura, cantina, cucina), si assiste alla esecuzione dal vivo di alcuni canti della tradizione orale e si impara a cantarli

STORICI PER UN GIORNO
Lavorando soprattutto su testimonianze orali e filmati, si scoprono i metodi specifici della ricerca etnografica nonché le risorse e i problemi che si accompagnano al rapporto diretto con le persone, che caratterizza le discipline antropologiche e la storia orale.

LA TERRA DEL BARRO (in collaborazione con la rete territoriale "Genti in Viaggio")
Visita al museo con un intervento di divulgazione scientifica in chiave narrativa e teatrale sulla non sostenibilità dei nostri stili di alimentazione e sull'imprescindibilità del rapporto con la terra, cui segue presso le scuole, in primavera o in autunno, la semina dei cereali o di altre piante alimentari e quindi lo studio della filiera produttiva dei cereali in Brianza a confronto con quella di alcuni paesi del Mediterraneo, che vedano comunità di migrati presenti sul territorio.


Museo Etnografico di Premana

Il Museo Etnografico di Premana è stato fondato nel 1974. Raccoglie una ricca collezione di oggetti, utensili, vestiti, attrezzi di uso comune a testimonianza della cultura agro-pastorale e della vita materiale ed economica tipica delle comunità prealpine.
Nella Sala del Ferro si ripercorrono le tappe storiche della lavorazione del ferro nel territorio di Premana.Dall'epoca preromana in cui si cominciò ad estrarre il minerale nell'alta valle, attività che si svolse fino al XIX secolo, ai tempi in cui i fucinatori premanesi emigravano a Venezia, Milano, Carrara, fino alla attuale produzione degli articoli da taglio.
Nella Sala del Costume, vero fulcro delle attività e dei saperi femminili, sono esposti i costumi tradizionali, gli attrezzi per la tessitura, i manufatti del lavoro femminile, la ricostruzione della cucina tipica.
La Sala dell'Agricoltura raccoglie gli oggetti utilizzati dal contadino di montagna per lavorare i pendii, per coltivare la segala, per accudire a capre, pecore e mucche. Con pezzi originali è stato ricreato lo scarno arredamento che costituiva il ricovero del pastore nei cascinali di montagna. Al centro della sala è stata costruita una casinè, il locale adibito alla trasformazione del latte.
Il sito web del museo contiene la catalogazione di gran parte degli oggetti e dei documenti e alcune delle fotografie presenti nel ricco archivio fotografico.
Il Museo è centro di raccolta e documentazione di tutto quanto riguarda i beni materiali e immateriali e sostiene l'attività del gruppo Cantà Proman. In continuo dialogo con le realtà sociali, istituzionali ed economiche, il Museo si propone come ente di promozione di tutte le attività culturali, sociali ed economiche volte alla valorizzazione delle tipicità del territorio. Luogo di dialogo tra generazioni diverse e culture diverse, in continua riflessione sulle questioni di identità, diversità e appartenenza.

IL FERRO

La vocazione all'industria del ferro in questo territorio risale a tempi remoti. Un'antica tradizione vuole che i Romani facessero estrarre il minerale da colonie di Insubri, confinati a Premana dopo la sconfitta. Gli elementi che hanno favorito la nascita precoce di questa attività estrattiva possono essere sintetizzati in alcuni punti chiave:
- la presenza in alta Valvarrone e in Valsassina (Val Biandino) di vene metallifere, soprattutto siderite;
- un patrimonio boschivo in grado di alimentare con il carbone di legna i forni fusori;
- l'abbondanza di corsi d'acqua da cui trarre l'energia motrice necessaria al funzionamento delle prime macchine;
- la vicinanza della piazza commerciale di Milano.
Già nel 1574, quando Premana contava solo 652 anime, c'erano 4 spadari, 3 maniscalchi e ben 40 fabbri capaci di forgiare coltelli, forbici ma anche inferriate, chiavi, serrature.
Premana ha sempre avuto un legame strettissimo con la lavorazione del ferro, fin dai tempi antichissimi le miniere della Val Varrone, alle pendici del Pizzo dei Tre Signori sono state sfruttate per l'estrazione del ferro
Scheda – Le tecniche di scavo
Il minerale ferroso, che forniva il materiale grezzo da cui estrarre ferro, si ricavava dall'escavazione della "vena", il filone del minerale che affiorava in quantità in alcune aree dell'Alta Val Varrone e Val Biandino. Nella miniera i minatori, i "fraini", pagati in base alla quantità del materiale estratto, lavoravano usando strumenti molto rudimentali, quali mazze, badili, punte e scalpelli prima che entrasse in uso la polvere da sparo ( a partire dal 1613) e in condizioni di lavoro disumane. L'escavazione della vena avveniva da novembre ad aprile-maggio, quando il disgelo riempiva cunicoli e gallerie rendendoli impraticabili. I minatori quindi rimanevano isolati dalla neve durante tutto l'inverno. Essi lavoravano a coppia: il minatore specializzato nel lavoro di scavo era aiutato da un garzone che portava il minerale in superficie con piccole gerle o carriole.

IL COSTUME

A cavallo trail XVIII e il XIX secolo si sviluppano i costumi tradizionali delle valli e regionali. Il costume popolare è in misura prevalente espressione della municipalità e del territorio e risponde ad esigenze di identità del gruppo sociale. Il costume tradizionale è simbolo di appartenenza alla propria comunità.
Il morèl, splendido abito femminile con influenze greco-albanesi,è l'abito nuziale e rituale indossato dalla sposa premanese e dalle invitate.
Il vestidél, usato un tempo quotidianamente, era confezionato con stoffa di mezzalana, un robusto tessuto con l'ordito di canapa e la trama di lana, ed era colorato bollendo lo stesso in acqua dove era posta un'abbondante dose della seconda pellicina delle castagne (gèi). Il colore risultante era marrone bruciato. Nei primi decenni del novecento il coton, di foggia e materiali più moderni,sostituisce nell'uso quotidiano il vestidél.

LA MONTAGNA

Nel terreno sono affondate le radici di una società che è abbarbicata alla montagna non solo fisicamente con gli edifici del nucleo abitativo. Si scava il monte per il minerale ferroso, si disegnano i versanti con i terrazzamenti per creare campi e orti, per la pastorizia e l'allevamento si trasformano boschi in superfici erbose. La presenza umana trasforma il territorio e il tessuto sociale e culturale è radicato anch'esso all'ambiente.
Scheda – La preparazione del campo
Il clima di Premana, come del resto in tutto l'arco alpino, consentiva in passato prevalentemente la coltivazione di solo due tipi di cereali: la segale e l' orzo.
La preparazione del terreno (un camp d'un stèer, cioè un campo ove si seminava uno staio di segale, circa 30 chili di cereale, era a Premana un campo molto grande) doveva essere eseguita con cura. La prima operazione era tirà la tere , cioè riportare a spalla con la gerla la terra scivolata durante l'annata precedente dal fondo alla parta alta del campo. I campi, ricavati sul pendio della montagna, erano terrazzati ma rimanevano pur sempre ripidi tanto da rendere necessario questo intervento. La lavorazione avveniva a mano con l'uso della zappa, impiegata preferibilmente per i terreni ripidi, mentre la vanga era usata per i terreni più pianeggianti e morbidi. Il bidente era l'attrezzo ideale per l'arieggiamento del suolo senza rivoltare completamente la terra.
La concimazione autunnale si effettuava con letame portato sul campo con la gerla o con la carriola e veniva sparso con la forca a tre rebbi.
Dalla fine di luglio fin verso i primi di agosto, a seconda dell'andamento climatico e della esposizione dei campi, si svolgeva la mietitura. Gli steli, che potevano raggiungere il metro e settanta di altezza, erano tagliati con la falce (séghèzze). ll lavoro era svolto dalle donne prima che i chicchi delle spighe completamente mature potessero disperdersi sul terreno durante la mietitura. Gli steli tagliati venivano legati a formare un covone. I covoni erano portati al riparo nella parte alta del fienile (il sólâm) il cui pavimento era composto da travi ben distanziate e le pareti erano dotate di grandi finestroni a rastrelliera. Il trasporto dal campo al fienile si faceva a spalla, facendo attenzione a non perdere chicchi durante il tragitto.

 

 

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