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villa gerosa 2Il nuovo allestimento della casa Museo Villa Gerosa ai Piani Resinelli, a 1300 metri di quota, è nato dal desiderio della Comunità Montana del Lario Orientale e della Val San Martino di raccontare il territorio del Gruppo delle Grigne che, dai 900 ai 2500 metri d'altitudine, rappresenta un concentrato di bellezze paesaggistiche ricche di contrasti ambientali: grandi praterie, distese ghiaiose desolate e lunari, boschi di latifoglie, cime dirupate e selvagge, guglie vertiginose che, sin dal XIX secolo, hanno rappresentato il cuore delle montagne lecchesi e dalla tradizione aplinistica lombarda.

Immagini uniche ed emozionanti mostrano i tratti fondamentali del territorio, dal rapporto fra uomo e montagna alle attività sportive outdoor (escursionismo, trekking, arrampicata, mountain bike, scialpinismo), senza tralasciare il contesto naturalistico con i suoi panorami meravigliosi e i suoi maestosi silenzi, non solo col fine di intrattenere, ma anche di educare. 

Il viaggio nel mondo dei Piani Resinelli e della Grigna inizia con una carrellata di immagini d’epoca, scattate da Silvio Saglio. Si comincia così a familiarizzare con il fantastico scenario di guglie che si innalzano da ripidi prati, ciascuna provvista di una sua spiccata personalità, quasi come i personaggi affacciati alla ribalta di un palcoscenico. All’ambiente naturale tipicamente prealpino, arricchito dalla presenza del lago e delle Alpi come sfondo, sono dedicate quattro sale, che possono essere visitate nell’ordine che ciascuno preferisce. Si scoprono così sentieri, pareti, rifugi; si entra in contatto con la geologia, si possono vedere alpinisti in azione, entrare nelle miniere, seguire il corso delle acque e restare ammirati da fiori, piante ed animali che danno vita a questo scenario. 

Nel parco Valentino, intitolato all’industriale lecchese Valentino Gerosa Crotta (1868-1960) che lo lasciò in eredità al Touring Club Italiano, si trovano diversi edifici che riassumono in sé alcune delle vicende caratteristiche dei Piani Resinelli. La stazione della teleferica che li univa a Lecco passando nella val Calolden e che, fino all’apertura della carrozzabile a metà degli anni ‘30, consentì di farvi salire i materiali da costruzione che ne promossero il primo sviluppo. La Villa Gerosa, tipico esempio di villa montana padronale, ben inserita in un ragguardevole contesto panoramico. Poco più a monte i rustici testimoniano la vocazione al pascolo tipica della località, già da quand’era chiamata Alpe di Mandello. Da ultimo un Roccolo ubicato presso la cresta che unisce il Coltignone al Belvedere, attesta la diffusione di tale particolare metodo di caccia con le reti, diffusosi in questo territorio intorno alla metà del XIX secolo. Tali edifici sono congiunti fra di loro da strade a fondo naturale, costruite per facilitare il trasporto del legname. Il bosco che ricopre gran parte del parco risale ai primi anni del XX secolo: fino ad allora si trattava di un grande pascolo, culminante nelle vette della Cima Paradiso (o Cima Calolden) e del Coltignone. Lo attestano anche i ruderi ormai quasi invisibili di alcuni ripari per conservare il latte e per dar ricovero ai pastori. Ormai quasi totalmente cancellate dalla vegetazione le tracce di antiche miniere (forse XVIII secolo), delle piste di sci attive fino agli anni ’80 del XX secolo e il trampolino, intitolato al canottiere e sciatore lecchese Nino Castelli, che fu per alcuni anni, fra i primi dell’arco alpino.

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